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Segreti e Misteri
La spada nella Roccia
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Analisi metrica e orientamento della chiesa
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L’uomo più influente del suo tempo
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LA COSTRUZIONE DEL MITO ARCHETIPICO DI GALGANO
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Le tre idee-forza che guidarono il rinnovamento della vita monastica nell’XI secolo furono
la povertà
l’eremitismo
la vita apostolica.
Questi tre valori si integravano e si sovrapponevano e, in buona misura, erano già stati contemplati nella Regola di san Benedetto
Il loro riapparire in modo prepotente avvenne con la riscoperta delle forme più antiche di vita monastica.
L’originalità delle nuove fondazioni consisteva in gran parte in una integrazione particolare di questi tre elementi fondamentali.
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Dopo l’anno 1000, le istituzioni che governavano i territori europei, entrano in confitto in relazione all’esercizio del potere. Papato e Impero conducono una lotta senza esclusione di colpi. Si sperimenta una nuova strada e si rafforza, nel papato, la convinzione che si possa e si debba perseguire un modello di vita a cui tutti, obbedendo, debbano giungere.
L’idea è che la chiesa (in teoria la fede in Cristo) possa offrire, dopo un’esistenza faticosa e complessa se non disperata, la salvezza e la vita eterna, in virtù delle buone azioni compiute.
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Il messaggio evangelico era già noto ma si tenta di rappresentarlo con esempi pratici da seguire.
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Si crea, con vari tentativi, una figura che sappia e possa coniugare doti e caratteristiche nelle quali tutti possano rispecchiarsi. Doti che poi debbono diventare specchio e modello. I requisiti sono chiari
- Maschio
- Facoltoso o abbiente
- Cavaliere o combattente
- Orfano di padre (potere della genitrice, poi ripudiata)
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Il soggetto in questione, conduce una vita dissoluta e peccaminosa o comunque poco rispettosa delle regole di Dio. Con visioni, sogni, intuizioni, il predestinato entra in contatto con messaggeri divini, i santi.
La quasi totalità dei messaggi la recapita san Michele Arcangelo.
Dopo il contatto con Dio, si ha una conversione, un’evoluzione.
L’eremitismo e la vita di preghiera e obbedienza diventano il modello da seguire.
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Il potere ecclesiastico, a cui comunque si accoda anche quello imperiale, tenta un primo esperimento e inizia a creare l’archetipo del santo perfetto.
Il primo è Guglielmo, nobile francese, con tre crociate e centinaia di morti sulle spalle. Poi ne seguono altri
- san Guglielmo di Malavalle
- san Ranieri di Pisa
- san Galgano di Chiusdino
- san Francesco d’Assisi
Le similitudini in questi santi “archetipici” sono evidenti così come l’uso dei simboli e delle circostanze.
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Prendiamo Galgano.
- Figlio di una vedova
- Devoto a San Michele
- Ha una “visione-conversione”
- Rifiuto della madre
Galgano come Maometto e Dante compie
- Discesa agli inferi
- Ha un maestro, uno “Psicagogo”
- Riconquista la luce
I Simboli sono sempre gli stessi
- Fiume
- Caverna
- 12 apostoli
- Libro
- Buio
- Luce
Galgano pianta la spada in terra, NON NELLA ROCCIA
Curioso che Galgano muoia a 33 anni
Curioso che al suo capezzale siano presenti gli Abati di Casamari e Fossanova, potenti abbazie cistercensi e che a soli tre anni dalla morte, l’Imperatore Federico Barbarossa, voglia visitare la sua tomba.
L’esperienza di Galgano non troverà seguaci se non per un breve lasso di tempo.
Prima di Galgano, gli esperimenti con Guglielmo e Ranieri non producono effetti, anche se i seguaci di queste figure, alimentano il mito inventando episodi e narrando dei miracoli (veri o presunti), compiuti.
Per rendere universale il messaggio del santo convertito da una vita dissoluta, bisognerà attendere san Francesco.

