RILIEVO SAN GALGANO ABBAZIA
per una migliore comprensione, si consiglia la preventiva lettura della sezione
DOVE
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L’abbazia di san Galgano sorge
ABBAZIA
43° 08’ 57,60” Nord
10° 09’ 20,02” Est
301 m.s.l.
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Il complesso monastico, ormai abbandonato, è famoso per la vicenda eremitica di Galgano Guidotti e per i rapporti con l’ordine Cistercense.
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CARTE CATASTO 1811
Per ciò che attiene alle strutture (in parte derute o eliminate), la fonte più datata è riferibile al 1811 ed è il Catasto Leopoldino che quantomeno delinea uno stato dell’arte a quella data.
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Quadro d’insieme del sito di interesse.
La Rotonda e l’Abbazia distano un centinaio di metri l’una dall’altra
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L’Abbazia era corredata da una serie di strutture atte alla vita dei monaci. In parte, oggi, risultano soppresse o modificate.
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Si noti il perfetto allineamento della navata sulla direttrice Est – Ovest
All’alba degli equinozi un raggio di sole può attraversare la navata dall’abside alla porta d’ingresso.
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IL RILIEVO
La costruzione dell’Abbazia iniziò nel 1218 per far fronte al sempre crescente numero di persone che frequentavano quelle zone in cerca di segnali, conforto, redenzione.
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La Rotonda di Montesiepi, ormai non era sufficiente a contenere la folla durante le celebrazioni.
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I cistercensi che sin dalla morte di Galgano erano stati presenti, progettarono e realizzarono l’opera in 70 anni.
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Cerchiamo quindi di capire quale furono i ragionamenti e le speculazioni teoriche compiute al momento del concepimento dell’opera.
L’architetto aveva a disposizione una discreta serie di opzioni e paradigmi ai quali ispirarsi, ma è risultato chiaro da subito che progettò l’abbazia utilizzando i rapporti metrici dettati dalla Coudèè, realizzando una chiesa equinoziale.
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Col termine Coudèe di chiara origine francese, si identifica la misura del “Cubito Reale del luogo”.
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E’ chiaro quindi che la misura della Coudèe, non è assoluta, ma varia al variare del luogo e più precisamente è funzione trigonometrica della latitudine.
A San Galgano (come in qualsiasi altro luogo) i raggi del sole osservati alla stessa ora in periodi diversi dell’anno, sono incidenti con angolazioni diverse e producono incontrando un’asta verticale, ombre di misure diverse.
Nel compiere questo tipo di indagini, è indispensabile standardizzare il più possibile il processo di misura, quindi immaginiamo di usare un’asta lunga un metro e ipotizziamo di collocarla in posizione perfettamente verticale.
Stabiliamo un giorno dell’anno, per esempio il giorno dell’equinozio di primavera e fissiamo anche l’ora alla quale compiere la misura, per esempio mezzogiorno astronomico, ovvero quando il sole è all’apice della sua traiettoria in cielo.
L’asta produce un’ombra in funzione dell’apparente angolazione dei raggi solari, angolo che chiamiamo alpha.
Se incliniamo l’asta in direzione del sole, fino a far sì che sia perfettamente parallela coi raggi solari, noteremo che l’ombra si riduce fino a scomparire del tutto.
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Quando l’ombra è praticamente nulla ovvero quando i raggi colpiscono l’asta alla sua sommità, la misura che va dall’apice dell’asta al suolo rappresenta la Coudèe.
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Dal momento che abbiamo utilizzato un’asta di dimensioni unitarie, possiamo affermate che la dimensione della Coudèe è funzione dell’angolo alpha e più precisamente sen alpha.
E’ pur vero, (e oggi abbiamo gli strumenti per compiere questi calcoli con estrema precisione) che il giorno dell’equinozio l’angolo alpha misurato a mezzogiorno, è il complementare dell’angolo che identifica la latitudine.
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In poche parole, quando il carro del sole è al suo apice nel cielo, il giorno in cui le ore di luce di buio si equivalgono, l’angolo alpha sommato ai gradi di latitudine darà un risultato di 90°.
La conseguenza immediata è che ai nostri giorni per trovare la Coudèe del luogo che ci interessa, è sufficiente determinare il coseno di 90 – alpha, ossia il coseno della latitudine.
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Ho verificato personalmente questa teoria per la prima volta il giorno dell’equinozio di primavera dell’anno 2004 in compagnia dell’amico Nicola Menicacci.
In anni successivi ho ripetuto le misure ottenendo sempre lo stesso risultato.
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Nonostante un sole presente solo a tratti alle 12 e 32 minuti, (alba alle ore 06.32’) momento di massima altezza del sole nella volta celeste, è stato effettuato il rilievo ottenendo un valore medio di 72 centimetri, ovvero la misura della Coudée.
La navata dell’Abbazia misura in tutta la sua estensione esattamente 72 metri ovvero la misura della Coudée moltiplicata per 100.
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Un piccolo cenno alle unità di misura.
Verosimilmente i monaci Cistercensi scelsero di utilizzare come misura unitaria un riferimento diverso.
Che sia stato
- Piede di Liutprando
- Cubito Reale
- Canna
- Palmo
Niente cambia perché la definizione della lunghezza è sempre funzione della latitudine e quindi dell’angolo alpha misurato all’equinozio o calcolato.
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Se riflettiamo bene e ci immaginiamo nei panni dell’architetto oltre 800 anni fa, ci rendiamo conto che in fondo si tratta di una tecnica di semplicissima realizzazione, che presuppone però una elevata conoscenza di astronomia, matematica e (oggi) di trigonometria.
Padroneggiare la Coudée, presuppone che sia assimilato il concetto di una terra sferica ed inclinata rispetto all’equatore celeste!
Osserviamo ora per un attimo la planimetria della chiesa e le relative misure metriche.
Possiamo notare che una linea ideale divide all’altezza dei transetti la chiesa in due, una di metri 27.5 l’altra di 44.5 metri.
Il rapporto tra la misura della navata fino ai transetti, con la porzione restante è pari a
44.5/27.5 =1.618 ovvero il valore di F, il numero di Fidia o numero d’oro.
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Analogo discorso vale per il rapporto tra la larghezza dei transetti e quella del corpo della navata.
Il risultato è sempre 1.618.
Un cenno alla distanza tra l’intercolumnio. Risulta essere 6.3 metri ovvero la milionesima parte della dimensione del raggio terrestre.
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L’Abbazia nasce quindi come simulacro della creazione e ne rispetta le leggi, desumibili dall’osservazione delle varie manifestazioni della natura.
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Ma c’è di più, la chiesa è anche una macchina energetica capace di elevare o annichilire le energie dei presenti alle celebrazioni.
Rilievo radiestesico del compianto Maestro Vittorio Pez
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Per questo che è stata costruita, con tutto lo spazio che era disponibile, proprio all’incrocio di due vie d’acqua sotterranee.
I flussi subaerei determinano zone di bassissima carica energetica
- pietra di soglia
- sepolture interne
- pietra funeraria
e altre di elevata energia misurata sempre in Scala Bovis
- porzione del transetto
- fonte battesimale
- altare maggiore
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PER OGNI ALTRA NOZIONE SI RIMANDA AL TESTO









