IL PERCHÉ (MAI COMPRESO), DI UNA PASSIONE

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Non esiste una spiegazione razionale che renda ragione della nascita di una passione.

Si ha e basta.

Si coltiva, la si fa crescere.

Si analizzano le grandi tematiche tematiche storiche scoprendo nicchie d’interesse, personali, bizzarre, non condivise.

Non importa, la passione ha la prerogativa di essere pura e non contaminabile dal pregiudizio e dal rumore di fondo.

Spesso la passione si sposa con il portato culturale, interseca le esperienze della vita, i principi morali,  l’educazione.

Per coltivare una passione non occorrono lauree specialistiche, titoli, crediti.

Il lavoro serio, lo studio, l’applicazione, l’interesse e l’abnegazione, possono portare quello che calcisticamente si identifica “nell’amatore“, (colui che ama), a raggiungere importanti traguardi.

Così la passione cresce silenziosa, si fortifica, da frutti.

Nel tempo, la mia attenzione si è concentrata sulle costruzioni sacre, sui templi cristiani, sulle chiese.

In ogni dove si sente parlare delle chiese, definite “libri di pietra”.

Ma quanti conoscono la grammatica necessaria per leggere tali libri e, soprattutto, quanti conoscono le regole che il costruttore osservò per collocare tali opere, nella libreria del mondo?

In rete si possono reperire milioni di foto, di  illustrazioni di chiese.

Ma è rarissimo incontrare studi e analisi di planimetrie, analisi progettuali, note relative alla Latitudine e Longitudine del luogo in esame, altimetrie, natura dei terreni.

Eppure, di tali informazioni, fece tesoro l’architetto medievale per orientare e progettare il proprio tempio.

Per dimensionarlo, per renderlo fruibile e permanente nel tempo.

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Il mio interesse è volto alla chiesa intesa come opera scaturita dal lavoro, dal sacrificio di generazioni di scalpellini, muratori, carpentieri, artigiani di ogni sorta.

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Ma è forse nell’Architetto, nel Magister che si condensa  e poi sublima,  l’essenza di una scienza esatta, minuziosa.

Antica e in larga parte perduta. 

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Da dove nasce questa passione? Non lo so e son felice che permanga il dubbio, perché è proprio il dubbio il motore che deve animare il ricercatore.

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Ringrazio mio nonno, contadino e maestro di vita, sapiente conoscitore delle regole della natura.

Ringrazio mio padre, muratore, esperto posatore di pietre e fine speculatore.

Erano entrambi pieni di dubbi e son felice di averli ereditati tutti quanti.

PERCHÉ PISA

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(Pisa è) più importante di Djanwa (= Genova).

(Essa è) attraversata nel suo centro da un grande fiume che discende dal djabal (= monte) Mandja, ai confini di Djillīqiya, che è a nord.

Questo fiume è attraversato da un grande ponte a otto archi; a vele spiegate, i vascelli possono passare sotto questo ponte, le cui arcate sono munite di battenti in legno bardate di ferro e che si chiude la notte e si apre durante il giorno, per paura delle imbarcazioni musulmane.

Queste opere difensive sono state approntate all’epoca in cui la Sicilia, la Sardegna e Messina erano nelle mani dei musulmani, di cui si temevano le incursioni in città.

Pisa è a due farsakh dal mare.

I suoi abitanti sono guerrieri di fama, marinai ingegnosi, costruttori scaltri di mangani e torri, combattenti irriducibili sul mare, capaci di bombardare l’avversario con la nafta; traditori, malvagi e violenti.

Hanno molto legname; lavorano anche il ferro, con cui fanno un armamento di qualità: cotte di maglia, elmi, lance.

È da essi che vengono le sciabole (nel testo: “sabres”) pisane (al-suyūf al-bīdjiyya) flessibili al punto che con esse si può fare una cintura, differenti da quelle indiane ma altrettanto taglienti.

Dalle loro parti il cavaliere e il proprio cavallo sono talmente corazzati che non si può vedere alcuna parte del loro corpo.

Essi sono mercanti, di terra e di mare, e arrivano sino in fondo allo Shām (=Siria), ad ‘Iskandariyya ( = Alessandria), al Maghrib (Maghreb) estremo, in al-Andalus.

Da essi arrivano gli shayātin, questi navigli chiamati anche ghirbān e katā’i’, che sono stati i primi ad utilizzare in mare.

Da essi arrivano la trementina, il rame, lo zafferano, il cotone.

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Al-Zuhuri, Kitab al-Dja’rāfiyya,

texte arabe établi par M. Hadj-Sadok, in «Bulletin d’Études Orientales», XXI (1968), pp. 7-312, testo arabo p. 229, trad. francese alle pp. 92-93.

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Pisa è una città ricca di storia, con un incredibile passato, ma condannata da una sorta di “Sindrome della Meloria ” a sonnecchiare eternamente ripiegata su se stessa.

Nata come una generica passione per la storia medievale, Pisa e il suo passato è diventata una sorta di dolce ossessione.

Mettendocela tutta, tento di far riaffiorare (e offrire), uno spaccato lusinghiero di ciò che fummo e di quello che, ancora, potremmo e forse dovremmo essere.

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