
Wolfgang Güllich, alpinista e free-climber
L'antichità classica
Le scuole di ogni ordine e
grado che abbiamo frequentato, ci hanno trasmesso informazioni spesso
approssimative e sicuramente incomplete. E' per esempio credenza comune che
"gli antichi pensassero che la terra fosse piatta". In primis c'è da capire
chi fossero questi "antichi" e poi in che periodo fossero vissuti, a quali
culture riferirli. Oggi è nozione di dominio pubblico che l'asse terrestre
sia inclinato rispetto all'equatore celeste di poco più di 23°. Il valore
dell'inclinazione dell'eclittica, fu calcolato con estrema precisione,
documentato e trasmesso ai posteri dal navigatore cinese
Chou Li.
Egli calcolò
esattamente nel 1100
avanti Cristo,
il valore dell’inclinazione dell’asse terrestre, certificando la misura a
23°53’ . E' stato anche appurato che alcuni siti megalitici europei dell'eneolitico
( l'età del bronzo ) presentano allineamenti particolari che inducono
a pensare che i nostri progenitori, avessero chiara la nozione
dell’inclinazione dell’asse terrestre.

Gli antichi matematici erano ben consapevoli dell’inclinazione dell’asse. Ipparco, pochi anni prima di Tolomeo, scoprì con i suoi calcoli il fenomeno oggi noto come Precessione degli equinozi, e il conseguente anno platonico o grande anno. La terra infatti compie come una trottola che perde velocità e s’inclina, un movimento antiorario che vede ruotare il suo asse in modo circolare. Un giro completo è compiuto in 26.000 anni, necessari all’asse della terra per tornare al punto di origine
Nota: la proiezione sulla sfera celeste dell’orbita della Terra intorno al Sole è un cerchio apparente denominato eclittica. Il cerchio dell’eclittica è inclinato rispetto all’equatore terrestre. L’ampiezza di tale inclinazione dipende ed è numericamente uguale all’inclinazione dell’asse terrestre rispetto all’orbita della terra intorno al Sole. Tale valore oscilla ciclicamente tra 22°30’ e 24°30’ con un periodo di 41000 anni. Attualmente l’inclinazione del piano dell’eclittica presenta un valore di 23°27’.
Approdiamo direttamente all'antichità classica.
Un personaggio che lasciò un segno indelebile nella storia della scienza e al quale, anche la cartografia deve molto, è Eratostene. Visse dal 273 al 192 a.C., studiando e lavorando ad Atene e successivamente ad Alessandria per dirigere la più grande biblioteca fino allora mai esistita. Alessandro Magno, nella sua opera di conquista, non trascurò mai di porre ovunque le basi per l’insegnamento e la crescita della cultura greca. Nella città di Alessandria, che lui fece erigere e battezzare col suo nome, confluirono ed operarono moltissimi studiosi del mondo ellenico. In Alessandria la cultura scientifica greca raggiunse livelli elevatissimi. Eratostene era un esperto matematico ed astronomo. Due suoi illustri predecessori, avevano tentato di realizzare ciò che solo lui riuscì a sperimentare e verosimilmente, attinse dalle esperienze precedenti molte nozioni. Aristotele ( 384 – 322 a.C. ) nella sua opera De Coelo stabilisce che la circonferenza della terra è di 400.000 stadi, ovvero 63.000 chilometri. Più vicino ad una stima reale, arrivò Archimede ( 287 – 218 a.C. ), quasi contemporaneo di Eratostene. Calcolò la circonferenza della terra in 300.000 stadi ovvero quasi 47.000 Chilometri, misura di poco errata per eccesso. Eratostene riuscì nell’impresa di calcolare con esattezza la misura reale.
Trovandosi ad Assuan che allora
era chiamata Syene, nel giorno del solstizio d’estate a mezzogiorno, notò
che i raggi del sole penetravano perfettamente all’interno dei pozzi
illuminando in fondo ad essi, lo specchio d’acqua. Ciò era reso possibile
dal fatto che Syene si trovava ad una latitudine corrispondente a quella del
Tropico del Cancro. Al solstizio estivo infatti, le località che si trovano
a tale latitudine, ricevono a mezzogiorno i raggi solari perfettamente
perpendicolari al suolo.
Eratostene
assunse correttamente, che la distanza del Sole dalla Terra fosse molto
grande e che quindi i suoi raggi fossero praticamente paralleli quando
raggiungono la superficie terrestre. Eratostene però viveva ad Alessandria
ed aveva notato negli anni precedenti che lo stesso fenomeno non si ripeteva
nella città egiziana. L’anno successivo, il giorno del solstizio estivo a
mezzogiorno, Eratostene osservò l’ombra prodotta da uno degli obelischi
posti in città e calcolò che i raggi solari giungevano a terra formando un
angolo di 7° e 12’. Alessandria, si trova rispetto a Syene, situata più a
nord, ma dislocata sulla stessa linea meridiana. Per andare dunque da Syene
ad Alessandra era necessario marciare seguendo esattamente la direzione
Nord, per 5000 stadi. Che la Terra avesse una forma sferica era già una
nozione nota. Una tale convinzione derivava dal fatto che durante le eclissi
di Luna, la forma dell'ombra terrestre proiettata sul nostro satellite
appare sempre come un arco di circonferenza. Il problema più stimolante non
era quello qualitativo di accertarne la forma ma quello
quantitativo di misurarne la grandezza. In altre parole assodato che la
Terra ha una forma sferica quanto misura la sua circonferenza? Come si
poteva misurare questa grandezza se le distanze in gioco erano enormi e gli
oceani costituivano un ostacolo insormontabile? Eratostene in seguito alle
sue misurazioni applicò semplicissimi calcoli matematici. Se infatti la
distanza Syene – Alessandria era nota ( 5000 stadi ) e corrispondeva a
7°12’, ovvero 1/50 dell'intera circonferenza espressa in gradi, non restava
altro da fare che calcolare la distanza corrispondente a 360°. Eratostene
calcolò che la circonferenza della terra era di 250.000 stadi,
corrispondenti a 40.000 Chilometri, misura che si discosta di soli 2/1000 da
quella reale calcolata con sistemi satellitari solo nel XX secolo.
Proseguendo nella nostra analisi delle conoscenze, incontriamo un altro personaggio illustre e degno della nostra attenzione, Pytheas. Visse nel IV secolo avanti cristo, all’epoca di Alessandro Magno e nel 330 si imbarcò e partì da Marsiglia alla volta dei mari del Nord, verso il baltico e verso il polo. Della sua esperienza, lasciò ai posteri due descrizioni dettagliate L’oceano e Viaggio intorno alla terra. Il viaggio di Pytheas, faceva parte di un’indagine scientifica di altissimo livello. Un secolo prima di lui, due navigatori cartaginesi avevano esplorato l’oceano atlantico: un tale Imilcone aveva risalito le coste verso Nord fino alla Gran Bretagna. Il suo collega, Annone, una volta fuori dalle colonne d’Ercole scese verso Sud fino al golfo di Guinea. L’iniziativa cartaginese, fu ripetuta con Pytheas a Nord e Eutimede a Sud, per riverificare un secolo dopo, le osservazione di Annone e Imilcone. Il viaggio di Pytheas non fu dettato dal caso, era parte integrante di un mirabile progetto di cartografia!
Pytheas verificò che al di sopra dei 66° di latitudine il sole non tramonta mai, collegò il fluttuare delle maree alle fasi lunari, scoprì il polo Nord celeste ovvero l’ideale punto di incontro dell’asse terrestre con la volta celeste, identificando la stella, o meglio il sistema di stelle da prendere come riferimento. Ai nostri giorni, il Polo Nord celeste è molto prossimo alla stella polare, ma all’epoca a cui ci riferiamo, per effetto del moto precessionale della terra, il riferimento era un altro. Il vero gioiello che Pytheas ci ha consegnato è però un altro. Nel VI secolo avanti Cristo, Anassimandro "scoprì" e calcolò in modo peraltro impreciso, l’inclinazione dell’asse terrestre. Pytheas, attraverso una minuziosa indagine, servendosi dello gnomone fatto erigere nel suo osservatorio di Marsiglia, riuscì a calcolare con impressionante precisione l’inclinazione dell’asse che fissò a 23° 51’! L’osservazione di Pytheas, o meglio la sua misura, assume importanza capitale per l’astronomia perché funge da riferimento per le variazioni che gli astronomi hanno rilevato nel corso dei secoli.
Pytheas calcolò con estrema precisione, la latitudine di Marsiglia, ove risiedeva, sfruttando misure compiute agli equinozi. A mezzogiorno dei giorni equinoziali un osservatore situato all’equatore, vede il sole proprio sulla sua verticale, allo zenit. Rispetto all’orizzonte il sole è a 90°. L’ombra dell’osservatore è nulla. Nello stesso giorno e alla stessa ora a Marsiglia, un osservatore vede il sole alto sull’orizzonte di un angolo di 46° e 42’. L’osservatore produce un’ombra apprezzabile. Pytheas calcolò la latitudine di Marsiglia per “semplice” sottrazione. La latitudine di un luogo è infatti calcolabile con esattezza sottraendo a 90° il valore dell’angolo che il sole forma con l’orizzonte nei giorni solstiziali.
In definitiva per chiudere questa brevissima parentesi sulle conoscenze del mondo classico, possiamo usare le parole di
Aristotele. Pochi sanno che nel suo libro De Coelo, spiega con minuzia e perizia "come andare dalle colonne d’Ercole alle Indie, navigando verso Ovest senza problemi di sorta, giacché la terra è una sfera!"
Eppure la storia che ci hanno insegnato nelle scuole di ogni ordine e grado, consegna questa mirabilia nelle mani di un altro navigatore, tal Cristoforo Colombo, guarda caso in epoca rinascimentale. Strano e tortuoso il cammino della conoscenza!
Parlare di cartografia medievale in poche righe è impresa pressoché impossibile. Un filo conduttore però esiste, la cartografia risente come ogni altra, forse più d’ogni altra disciplina scientifica, del contesto storico e politico entro il quale nasce e si sviluppa. Nel complesso e lunghissimo periodo storico definito generalmente “Medioevo” che si fa iniziare con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e concludere con l'avvio delle grandi scoperte geografiche, tutto il mondo occidentale subisce un radicale cambiamento. L'autorità della chiesa assume un ruolo dominante anche nel campo della cultura. Così, mentre soltanto nei principali monasteri è consentita la conservazione e la consultazione delle opere classiche, (che trascritte e commentate vengono in tal modo tramandate alla posterità), in tutto il mondo occidentale si va diffondendo una nuova cultura.
Alla tradizione classica, accettata in modo acritico, (poiché priva dei suoi fondamenti scientifici), si sovrappone, direi si sostituisce, la matrice religiosa. Se per Tolomeo, il grande cartografo di Alessandria operante intorno al 100 d.C. la sfericità della terra era un dato di fatto, due secoli dopo il prete Lattanzio, educatore dei figli dell’imperatore Costantino, azzera ogni progresso scientifico. In accordo con la visione biblica che voleva una terra piatta e rotonda, bolla come “pagane” tutte le teorie sulla sfericità della terra definendole “fisicamente impossibili”
S. Agostino vescovo d’Ipponia accetta la tradizione classica della trifaria orbis divisio e modificando l’idea di Sallustio, definisce le grandezze relative tra l’Asia che occupa metà della terra, mentre l’altra metà è equamente distribuita tra Europa e Africa. Anche Isidoro di Siviglia nel De natura rerum liber e nelle Etymologiarum libri vigenti, ribadisce il concetto.
Il monaco bizantino Cosma insieme ad Isidoro stabiliscono, fissandola in modo dogmatico, l’immagine di una terra piatta e rotonda. Chi si oppose riproponendo una teoria di sfericità, come il vescovo Virgilio di Salisburgo, fu allontanato dal sacerdozio (789) e indusse all’intervento il pontefice. L’allora Papa Zaccaria, tracciò di suo pugno la sola carta della terra che doveva essere valida per il mondo cristiano, un disco piatto.
Si fa dunque pressante l’esigenza di rappresentare il mondo conosciuto e nascono le prime interpretazioni grafiche dell’Ecumene.
Vengono prodotte mappe circolari definite T-O ( trifaria orbis ) o a ruota, in cui sono rappresentate le terre conosciute collocate all’interno di un cerchio.
Per capire meglio come fossero
concettualmente collocate nell’immaginario medievale le terre conosciute,
è
bene rifarsi alla descrizione in versi data da Goro Dati nel XV secolo:
Un T dentro ad un O mostra il disegno
Come in tre parti fu diviso il mondo,
E la superiore è il maggior regno,
Che quasi piglia la meta del tondo,
Asia chiamata; il gambo ritto è segno
Che parte il terzo nome dal secondo:
Africa, dico, da Europa; il mare
Mediterran tra esse in mezzo appare
In queste imagines mundi la circonferenza che circonda la Terra rappresenta l'Oceano. Un diametro orizzontale divide in due il cerchio, e su esso ( la parte orizzontale di una T ), si trovano il Tanai, il Ponto Eusino, il Mare Siriaco e il Nilo. Questa immaginaria linea orizzontale, divide l'Asia, che occupa l'intera parte superiore della rappresentazione cartografica, dall'Europa e dall'Africa, collocate nella parte inferiore, rispettivamente a sinistra e a destra, (della porzione verticale di una T) e divise tra loro dal Mediterraneo. La costruzione materiale di queste carte appare, sul piano cronologico, perfettamente inserita nel medioevo. Esse, tuttavia, non sono piena espressione di quei secoli, ma, come sempre accade, trovano i loro presupposti culturali nelle età precedenti e soprattutto nella tradizione geografica e cartografica del classicismo greco e romano, sebbene appaiano mediate dall'universale accettazione dei dettati cosmologici e cosmografici imposti dall'interpretazione delle fonti del cristianesimo. Molti di questi mappamondi sono copie d’originali più antichi, tuttavia sempre ascrivibili al medioevo, come nel caso dell'archetipo del mappamondo del Beato di Valcavado (circa 730-798), ma reperibile solo allegato a un Commentario dell'Apocalisse di S. Giovanni e tramandatoci in diversi codici dei secoli XI e XII.
La più antica rappresentazione originale pervenutaci risale al 980 è stata rinvenuta nella biblioteca di Lipsia.
Questa carta orientata con l’Est in alto vede posta al margine superiore, la città di Gerusalemme.
La Gerusalemme terrena e dunque geografica coincide anche con la Gerusalemme celeste, ed è “giustamente” collocata al margine superiore della carta. Nelle carte successive, si mantiene l’orientamento ma la città santa è di norma collocata al centro. Gerusalemme è il centro del mondo, con la chiesa schierata a difenderne l’integrità.
La cartografia medievale è
dunque impegnata a descrivere l’immagine della terra che si trae dalla
Bibbia. Poco o niente è lasciato al libero arbitrio, le dimensioni da dare
al paradiso, se tutti i mari fossero uniti, se fuori dal mondo conosciuto ci
fossero terre abitate, ( naturalmente da discendenti di Noè ). Nel XIV
secolo il filosofo e medico Pietro d’Abano e il suo contemporaneo Cecco
d’Ascoli, salgono al rogo sospinti dalla ferrea mano dell’inquisizione
perché si rifiutano di rinnegare la teoria degli antipodi. Chi si
riconosceva in questa teoria, che sosteneva non solo la sfericità della
terra, ma che le persone vivessero in poli opposti, negava l’esattezza
dell’immagine biblica e dunque l’infallibilità della chiesa.
Ma sul finire del Medioevo, qualcosa cambia. Dopo 1300 anni viene tradotta l’opera di Tolomeo e si scopre che i mari coprono un terzo della terra e non un settimo come afferma Pierre d’Ailly valendosi del quarto libro di Esdra. Fra Mauro Camaldolese a metà del XV secolo, in conflitto col suo voto d’obbedienza, disegna per Alfonso V Re di Portogallo, un mappamondo orientato secondo l’asse Nord - Sud, o per essere più precisi Sud - Nord visto che l’Ecumene è rappresentata capovolta rispetto alla realtà. L’acquisizione della cartografia musulmana, la scoperta dei nuovi mondi e l’apertura di nuove rotte commerciali, spostano Gerusalemme dal centro del mondo immaginario alla sua esatta e razionale collocazione geografica. Inizia un’era nuova per la cartografia, ma non per la cosmologia. L’abiura di Galileo è ancora di là da venire.
Per una panoramica esaustiva delle conoscenze cartografiche nell'antichità vedere anche Storia della Cartografia Antica
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** da Il Regno del Fantabosco GIUNTI Kids